All’inizio del XIV secolo, quando compie il suo viaggio lungo tutta l’Italia alla ricerca di un volgare degno di essere utilizzato come lingua letteraria, Dante Alighieri arriva anche a Nord-est dove sente parlare un idioma che riconosce come indipendente dal latino, dal veneto, dal toscano e dalle lingue d’oltre confine. Certo, il giudizio di gusto non è brillante, ma d’altra parte anche tutte le altre parlate vengono via via scartate dal poeta che alla fine ritiene sufficientemente “illustre” solo il toscano.
Nel nostro caso, Dante trova così dura e sgradevole la lingua friulana da paragonarla a un rutto: secondo lui, i friulani crudeliter "ces fastu" (=che cosa fai) eructuant. Ma noi qui in regione non siamo permalosi e, pur continuando ad essere molto orgogliosi di tutte le nostre lingue (altre tre, oltre all'italiano: friulano, tedesco e sloveno), come dovunque in Italia anche noi consideriamo la Divina Commedia uno dei supremi simboli del nostro patrimonio culturale.
Conserviamo anche tre preziosi codici della Commedia, in altrettante preziose biblioteche: il Bartoliniano nella Biblioteca Arcivescovile e Bartoliniana di Udine, il Florio nella Biblioteca dell'Università di Udine e il Fontaniniano, riccamente miniato e conservato nella Biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli.
Sono le esperienze a rendere veramente speciale un viaggio nella nostra regione. Esperienze fatte di luoghi, di odori, di sorprese e di sapori che abbiamo scelto di raccontare da un punto di vista insostituibile: quello di chi il Friuli Venezia Giulia lo ama da sempre.