Di Gianni Gori, in collaborazione con la Rai. Da radiodramma a palcoscenico con la supervisione di Mario Mirasola. Dopo il debutto applaudissimo dello scorso anno e il passaggio sulle frequenze Rai in forma di radiodramma, torna il racconto di quella “giornata particolare” sferzata dalla pioggia gelida. Un giorno di commozione irrefrenabile. Dopo il debutto applauditissimo dello scorso anno e il passaggio sulle frequenze Rai in forma di radiodramma, con questo spettacolo scritto da Gianni Gori, lo Stabile in collaborazione con Rai-Friuli Venezia Giulia ripropone una particolare sperimentazione. Su ispirazione del centenario della radio da un lato, e dell’anniversario del ricongiungimento di Trieste all’Italia, la pièce racconta il 26 ottobre del 1954 attraverso una doppia anima: radiofonica e teatrale. Scritta in forma di radiodramma, come tale, con la regia di Mario Mirasola, è stata trasmessa: ma “avviene” poi anche in scena alla Sala Bartoli, dove l’edizione teatrale curata da Paolo Valerio mostra il “dietro le quinte” del radiodramma e fa scoprire al pubblico i segreti di realizzazione di questo genere, in un’interessante “contaminazione”. Gli ottimi interpreti fanno rivivere le memorie e i sentimenti di tre diverse generazioni davanti ad un evento importante, atteso da nove anni. Un insegnante (triestino di adozione), la moglie (corista al Teatro Verdi), un figlio e una figlia studenti prossimi alla maggiore età, un suocero vedovo che ha vissuto pure (con l’uniforme del k.u.k) la “lunga notte” della prima guerra, sono le quattro voci principali che si scambiano il filo narrativo, quattro dei “numerosi” personaggi che si susseguono nelle sequenze del radiodramma. “Un mare di ombrelli” è l’immagine simbolo della città che, in quella “giornata particolare” sferzata dalla pioggia gelida, si riversa e dilaga verso le rive, spinta da una commozione irrefrenabile.
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