di Martina Martonsky
a cura di Elena Cantori, EContemporary
Che cosa significa pensare l’essere umano non come individuo isolato, ma come parte di una rete di relazioni, attraversamenti e coabitazioni con altre forme di vita? Il concetto di olobionte, ripreso dalla biologa Lynn Margulis, ci invita a vedere ogni organismo come un’entità composta: un insieme di collaborazioni visibili e invisibili che sostengono la vita. È una prospettiva che radica l’umano in un’interdipendenza profonda con milioni di specie, dentro e oltre la nostra pelle. Ne è un esempio il microbioma umano, popolato da batteri, funghi e microrganismi che influenzano metabolismo, salute, umore e contribuiscono al nostro patrimonio genetico.
Da queste idee nasce “Beyond Human Skin /Coabitazioni invisibili”, un percorso visivo che propone di ripensare il corpo umano come organismo poroso, permeabile e plurale. Attraverso fotografia, illustrazione, video e animazione, l’opera rende visibili presenze ultra-umane che normalmente sfuggono allo sguardo. Non per descriverle in modo didascalico, ma per creare un immaginario in cui il corpo diventa un luogo condiviso, una parte tra le molte all’interno di un ecosistema multispecie vivo e complesso.
Riconoscere l’intreccio – l’entanglement – delle relazioni multispecie significa superare opposizioni come uomo/animale o sé/altro. È una visione che dialoga con il co-divenire di Donna Haraway, l’intra-azione di Karen Barad e le reti micorriziche evocate da Anna Tsing, metafore di collaborazioni diffuse e sotterranee. Se ogni essere esiste attraverso gli altri, interrogarsi sull’impatto umano sull’ecosistema diventa inevitabile: implica ripensare come abitiamo il mondo e assumere responsabilità verso i non-umani con cui coesistiamo.
La mostra si propone come un primo passo per immaginare – e forse iniziare a praticare – forme di coesistenza più sensibili, consapevoli e rispettose.
Martina Martonsky (she/her) è un’artista italiana con una formazione in Gender Studies. Attualmente studia Animazione alla Willem de Kooning Academy di Rotterdam. La sua pratica artistica esplora rappresentazioni alternative e contro-narrazioni del cosiddetto umano. Sperimentando forme ibride di racconto che intrecciano video, fotografia, illustrazione e animazione, con i suoi lavori mette al centro mostruosità, animalità e forme di vita non umane, indagandole all’interno di un più ampio orizzonte ecologico.
lunedì>domenica 17.00-20.00
di Martina Martonsky
a cura di Elena Cantori, EContemporary
Che cosa significa pensare l’essere umano non come individuo isolato, ma come parte di una rete di relazioni, attraversamenti e coabitazioni con altre forme di vita? Il concetto di olobionte, ripreso dalla biologa Lynn Margulis, ci invita a vedere ogni organismo come un’entità composta: un insieme di collaborazioni visibili e invisibili che sostengono la vita. È una prospettiva che radica l’umano in un’interdipendenza profonda con milioni di specie, dentro e oltre la nostra pelle. Ne è un esempio il microbioma umano, popolato da batteri, funghi e microrganismi che influenzano metabolismo, salute, umore e contribuiscono al nostro patrimonio genetico.
Da queste idee nasce “Beyond Human Skin /Coabitazioni invisibili”, un percorso visivo che propone di ripensare il corpo umano come organismo poroso, permeabile e plurale. Attraverso fotografia, illustrazione, video e animazione, l’opera rende visibili presenze ultra-umane che normalmente sfuggono allo sguardo. Non per descriverle in modo didascalico, ma per creare un immaginario in cui il corpo diventa un luogo condiviso, una parte tra le molte all’interno di un ecosistema multispecie vivo e complesso.
Riconoscere l’intreccio – l’entanglement – delle relazioni multispecie significa superare opposizioni come uomo/animale o sé/altro. È una visione che dialoga con il co-divenire di Donna Haraway, l’intra-azione di Karen Barad e le reti micorriziche evocate da Anna Tsing, metafore di collaborazioni diffuse e sotterranee. Se ogni essere esiste attraverso gli altri, interrogarsi sull’impatto umano sull’ecosistema diventa inevitabile: implica ripensare come abitiamo il mondo e assumere responsabilità verso i non-umani con cui coesistiamo.
La mostra si propone come un primo passo per immaginare – e forse iniziare a praticare – forme di coesistenza più sensibili, consapevoli e rispettose.
Martina Martonsky (she/her) è un’artista italiana con una formazione in Gender Studies. Attualmente studia Animazione alla Willem de Kooning Academy di Rotterdam. La sua pratica artistica esplora rappresentazioni alternative e contro-narrazioni del cosiddetto umano. Sperimentando forme ibride di racconto che intrecciano video, fotografia, illustrazione e animazione, con i suoi lavori mette al centro mostruosità, animalità e forme di vita non umane, indagandole all’interno di un più ampio orizzonte ecologico.
by Martina Martonsky edited by Elena Cantori, EContemporary
What does it mean to think of the human being not as an isolated individual, but as part of a network of relationships, connections, and cohabitations with other life forms? The concept of the holobiont, taken up by biologist Lynn Margulis, invites us to see each organism as a composite entity: a set of visible and invisible collaborations that sustain life. It is a perspective that roots the human in a profound interdependence with millions of species, within and beyond our skin. One example is the human microbiome, populated by bacteria, fungi, and microorganisms that influence metabolism, health, mood, and contribute to our genetic makeup.
From these ideas comes "Beyond Human Skin / Invisible Cohabitations," a visual journey that proposes to rethink the human body as a porous, permeable, and plural organism. Through photography, illustration, video, and animation, the work makes visible otherworldly presences that normally escape our gaze. Not to describe them didacticly, but to create an imaginary in which the body becomes a shared space, one part among many within a living and complex multispecies ecosystem.
Recognizing the intertwining—the entanglement—of multispecies relationships means overcoming oppositions such as human/animal or self/other. This vision engages with Donna Haraway's co-becoming, Karen Barad's intra-action, and the mycorrhizal networks evoked by Anna Tsing, metaphors for widespread and subterranean collaborations. If every being exists through others, questioning the human impact on the ecosystem becomes inevitable: it involves rethinking how we inhabit the world and assuming responsibility toward the nonhumans with whom we coexist. The exhibition aims to be a first step toward imagining—and perhaps beginning to practice—more sensitive, conscious, and respectful forms of coexistence.
Martina Martonsky (she/her) is an Italian artist with a background in Gender Studies. She currently studies Animation at the Willem de Kooning Academy in Rotterdam. Her artistic practice explores alternative representations and counter-narratives of the so-called human. Experimenting with hybrid narratives that intertwine video, photography, illustration, and animation, her works focus on monstrosity, animality, and non-human life forms, investigating them within a broader ecological horizon.
lunedì>domenica 17.00-20.00
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