Description
L'incontro illustra l’opera la cui esecuzione è in programma al Teatro Verdi lunedì 9 febbraio 2026 – con Iztok Kocen sul podio dell’Orchestra dell’Accademia di Musica di Lubiana. Coordinato dalla musicologa Rossana Paliaga, l’incontro allo Schmidl vede la partecipazione, accanto agli attori istituzionali coinvolti, del musicologo Paolo Petronio, autore del volume «Viktor Parma – Padre dell’opera slovena» (Hammerle Editori, 2025), del direttore d’orchestra Iztok Kocen e del giornalista Luciano Santin.
Composta negli anni della Prima Guerra Mondiale, l’opera di Viktor Parma venne messa in scena a Lubiana il 17 marzo 1921, osannata dal pubblico, che affollò il teatro in ben 14 repliche, ma avversata, per invidia, da altri musicisti, e accolta freddamente dalla critica perché l’autore – “dilettante” e “forestiero”, non si mancò di ribadire – risentiva sempre troppo dell’opera italiana. Se quest’ultima osservazione è corretta (e non necessariamente ascrivibile a demerito) va detto che «Zlatorog» risente molto anche dell’operetta viennese (che influenzò Parma nei suoi studi nel conservatorio della capitale) e dà ampio spazio alla tradizione corale slovena. Il libretto, tratto dall’omonima Alpensage scritta da Rudolf Baumbach, poeta turingio triestino d’adozione, è opera del viennese Richard Brauer. La storia innesta una tragica storia d’amore sulle antiche credenze slovene: la leggenda di entità femminili benefiche, le Rojenice, e quella dell’animale magico, il camoscio dalle corna d’oro custode del Triglav e dell’immenso tesoro nascosto nelle viscere del vicino monte Bogatin. Si tratta di miti comuni nell’arco alpino che assumono qui una forma compiuta legandosi alla vicenda di Janez, Jerica, Špela e Marco e componendo un affresco nazional-identificativo dai risvolti arcani, ma, se vogliamo, anche sociali. Lo sfondo è quello del monte sacro alla Slovenia (campeggia nella bandiera della repubblica e si dice che nessuno può dirsi veramente sloveno se non lo ha salito), mentre nel testo, oltre alle tradizioni locali, ci sono un ammonimento legato all’intangibilità del sacro e una condanna della mercificazione di tutto.
L’ingresso alla manifestazione è libero fino ad esaurimento di posti disponibili.
Organized by:
Museo Teatrale C. Schmidl
Convegni
lunedì 2 febbraio 2026
Trieste
17:30
Sala Bazlen di Palazzo Gopcevich (Via Rossini 4)
Tutti