Primavera 1945. Finisce la seconda guerra mondiale in Europa e l’Italia, che l’ha combattuta a fianco dei nazisti, ne esce sconfitta. Che significa per gli italiani che vivono alla frontiera adriatica? Per la maggior parte di loro, un sospiro di sollievo seguito immediatamente da un nuovo urlo di dolore. Quelle settimane segnano, infatti, un momento di svolta in un lungo dramma. Ma come si è arrivati a questo punto? Di chi sono le responsabilità? E prima ancora, che cos’è stata quell’italianità adriatica di cui si consuma la catastrofe?
Raoul Pupo ne ripercorre i passaggi fondamentali, dal processo di formazione – le cui radici si stendono molto all’indietro nei secoli – all’epoca della nazionalizzazione e della politicizzazione ottocentesche, fino alle convulse vicende novecentesche e alla loro eredità nella memoria, per approdare alla più recente costruzione di un’identità di frontiera protesa versa la cittadinanza comune europea.
Raoul Pupo
Ha insegnato a lungo Storia contemporanea all’Università di Trieste ed è stato componente delle Commissioni storico-culturali italo-slovena e italo-croata. Si occupa di storia della politica estera italiana, delle relazioni italo-jugoslave, della frontiera adriatica, delle occupazioni militari italiane dopo la prima e durante la seconda guerra mondiale, delle logiche della violenza politica nel XX secolo e degli spostamenti forzati di popolazione. Fra le sue opere più note Il lungo esodo (Rizzoli); Trieste ’45 (Laterza); Fiume, città di passione (Laterza); Adriatico amarissimo (Laterza) e Italianità adriatica: le origini, il ’45, la catastrofe (Laterza).
PHOTO CREDIT: segreteria
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