PITINA ALL'ACETO + IL VINO PERFETTO CHE LA ACCOMPAGNA
Uno dei salumi più tipici e rappresentativi tra i prodotti del Friuli Occidentale è la peta, o pitina, o petuza. Si tratta di una polpetta affumicata di origini contadine, a base di carne di camoscio, cervo, pecora o capra, con l’aggiunta di aglio, pepe nero e sale, passate nella farina di mais prima di lasciarla affumicare sulla mensola del fogher.
La ricetta di oggi vede una pitina ingentilita da una parte di grasso di suino che aiuta a mantenere l’impasto più morbido e a smorzarne il sapore intenso.
Ad oggi la pitina è tutelata come Presidio Slow Food in quanto rischiava di scomparire, non era conosciuta al di fuori della zona pedemontana del Friuli e i produttori erano sempre di meno. Gli obiettivi principali sono quelli di valorizzarla e promuoverla, coinvolgere la ristorazione locale e allargarne il mercato.
Ingredienti
- 2 pitine
- aceto balsamico - q.b.
- burro - q.b.
- crostoni di pane abbrustoliti - 4
- olio extravergine di oliva - q.b.
- 1 spicchio d’aglio
Procedimento
Tagliare le pitine a fette grosse. Scaldare in una padella del burro e rosolare le fettine da entrambi i lati, quindi spruzzarvi sopra dell'aceto balsamico e togliere il tegame dal fuoco. Servire come antipasto su dei crostini di pane abbrustoliti cosparsi di aglio e olio.
IL NOSTRO ABBINAMENTO:
Quella tra il pinot nero e i friulani è una storia, tutto sommato, appena iniziata ma che vale la pena vivere. Tra tutti i vitigni a bacca rossa, il Pinot Nero è universalmente considerato uno dei più difficili e, allo stesso tempo, uno dei più affascinanti. Il Pinot Nero è uno dei vitigni internazionali originario della Francia (Borgogna), che meglio riesce a portare con sé il significato e il valore del terroir in cui nasce. Inoltre, essendo particolarmente sensibile, il Pinot Nero è anche un incredibile ricettore della filosofia di chi lo produce. Considerato da sempre un vino complesso e grintoso, il Pinot Nero è interessante anche per via di questo carattere scalpitante che lo contraddistingue soprattutto in fase giovanile, oltre che per le molte sfumature che regala in maturità. L’uva chiede di essere piantata laddove vi siano specifiche condizioni pedologiche e microclimatiche, privilegia climi tendenzialmente freddi con buone escursioni termiche che gli consentono di portare a termine maturazioni complete, soffre l’eccessiva esposizione al sole e quindi il caldo, ma ama molto la luce e ha un delicato rapporto buccia-polpa. In fase di vinificazione il Pinot nero dà parecchio filo da torcere anche agli enologi più esperti. In Borgogna viene vinificato secco e fermo, ma il vitigno si presta anche per essere spumantizzato con risultati notevoli. Oltralpe il Pinot Nero occupa circa il 40% del totale del vigneto francese, seguito dagli Stati Uniti, dalla Germania e, infine, dall’Italia. In Friuli Venezia Giulia ci sono voluti diversi anni prima che arrivassero all’orizzonte produttori coraggiosi capaci di affrontare il nobile vitigno, dedicandogli tutte le cure necessarie sia in fase di allevamento sia in fase di vinificazione e credendo fortemente che quest’uva potesse diventare addirittura espressione dell’identità vitivinicola del Friuli Venezia Giulia. In questa regione dalle caratteristiche climatiche e paesaggistiche molto particolari, che racchiude in pochi chilometri diversi ambienti (lagunare, montano, marino e collinare), il Pinot Nero mantiene la sua austera eleganza nordica aggiungendo una strepitosa nota mediterranea.
Per scoprire dove acquistare i prodotti che servono a realizzare la ricetta, i ristoranti che la propongono e i vini in abbinamento lungo la STRADA DEL VINO E DEI SAPORI DEL FVG