Situato tra i corsi del Corno, del Varmo e del Tagliamento, Camino al Tagliamento è conosciuto per la sua antica tradizione dei maestri organari e ha ben conservato le sue strutture architettoniche: passeggiando tra le vie del centro si possono ammirare storici palazzi a due piani, appartenuti ai proprietari terrieri della zona.
Ad oggi il paesaggio agricolo costituisce l'elemento caratterizzante di questo territorio, che racchiude un sistema diffuso di nuclei e borghi rurali ancora intatti, nei quali è possibile ritrovare gli antichi caratteri insediativi ed architettonici tipici della civiltà contadina. I borghi, circondati dalla campagna, presentano una cortina edilizia, interrotta soltanto dai portoni che consentono l'ingresso ai cortili interni. Tutte le murature sono in mattoni e sassi, recuperati dal greto del fiume Tagliamento.
Di notevole pregio è il Borc dai Siors, tipico esempio della suddetta architettura, formato da palazzi e residenze di nobili famiglie vissute lungo il Tagliamento.
Nel borgo, inoltre, sono presenti importanti esempi di architettura religiosa, come la Chiesa Arcipretale di Ognissanti, in tipico stile neoromanico e la Pieve di Rosa, l'edificio più antico del comune, risalente al XIII secolo, dove si possono ammirare splendide pale ed affreschi.
Camino conserva anche notevoli esempi di architettura civile e rurale: il Mulino di Glaunicco, attivo fino al 1967, citato da Ippolito Nievo nella sua opera "Il Varmo", il settecentesco Palazzo Luccardi, Villa Colloredo Mels a Gorizzo, circondata da un parco secolare e nella quale Ippolito Nievo venne ospitato.
Nel borgo, che fu molto caro allo scrittore romantico, è stato creato un itinerario che illustra i luoghi descritti nelle sue opere.